PurplePrice Mag · · 3 min di lettura
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L'High-tech, chiamato anche espressionismo strutturale, è lo stile dell'architettura e del design che negli anni Settanta e Ottanta trasforma la tecnologia in linguaggio estetico. Invece di nascondere strutture e impianti, li mette in mostra: travi e tiranti in acciaio a vista, tubi e condotti colorati all'esterno, grandi superfici di vetro e alluminio, scale mobili in tubi trasparenti. Gli edifici sembrano macchine o fabbriche, e proprio come le macchine sono pensati per essere flessibili, con spazi interni liberi che si possono riorganizzare.
Le radici
L'High-tech nasce soprattutto in Gran Bretagna e riprende gli ideali del Movimento Moderno degli anni Venti: la trasparenza, l'onestà dei materiali, il fascino per l'estetica industriale, la convinzione che ogni epoca debba esprimere il proprio spirito. Tra i precursori ci sono il gruppo inglese Archigram, con progetti visionari come la Plug-in City di Peter Cook, una megastruttura in cui ogni unità si può staccare e sostituire; le strutture leggere di Buckminster Fuller e Frei Otto; e la casa che Charles e Ray Eames costruiscono per sé in California nel 1949, montando in pochi giorni un telaio in acciaio fatto con elementi industriali di serie.
Gli edifici simbolo
Il manifesto dello stile è il Centre Pompidou di Parigi, inaugurato nel 1977, progettato dai giovanissimi Renzo Piano e Richard Rogers con Su Rogers e Gianfranco Franchini. È un edificio «rovesciato», con strutture, impianti e percorsi all'esterno e un codice di colori: verde per l'acqua, blu per la climatizzazione, giallo per l'elettricità. Seguono il Lloyd's building di Londra di Rogers (1978-1986), con le torri dei servizi appese all'esterno, e la sede della HSBC a Hong Kong di Norman Foster (1985), all'epoca l'edificio più costoso del mondo. Foster aveva già firmato il Sainsbury Centre for Visual Arts di Norwich (1978), un grande capannone luminoso per l'arte.
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L'High-tech in casa
Lo stile entra anche negli interni. Nel 1978 le giornaliste americane Joan Kron e Suzanne Slesin pubblicano il libro High-Tech: The Industrial Style and Source Book for the Home, che dà il nome alla moda di arredare la casa con oggetti presi dai cataloghi industriali: scaffalature metalliche da magazzino, lampade da officina, carrelli, pavimenti in gomma, grigliati, vetreria da laboratorio. L'idea ha un antenato nel design italiano: già nel 1962 Achille Castiglioni e il fratello Pier Giacomo avevano disegnato per Flos la lampada Toio, costruita con un faro d'automobile, un trasformatore e componenti elettrici di recupero, secondo l'idea del ready-made di Duchamp.
Eredità
Negli anni Ottanta l'High-tech convive e si scontra con il Postmoderno, che preferisce la decorazione e la citazione storica. Ma il suo linguaggio non è mai scomparso: aeroporti, stazioni, musei e grattacieli di tutto il mondo continuano a esibire strutture leggere in acciaio e vetro. Molti dei suoi protagonisti, da Foster a Piano, sono diventati tra gli architetti più celebri del nostro tempo, e la sua attenzione all'efficienza degli impianti ha aperto la strada all'architettura attenta all'energia e all'ambiente.
Fonti
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