Novecento

Novecento

il «ritorno all'ordine» dopo le avanguardie: Sarfatti, Sironi, la Ca' Brutta di Muzio e le porcellane di Gio Ponti nella Milano degli anni Venti

PurplePrice Mag · · 3 min di lettura

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Il Novecento è un movimento artistico nato a Milano nel 1922, che dopo le rotture delle Avanguardie e del Futurismo propone un «ritorno all'ordine»: forme solide e chiare, richiami alla tradizione classica e al Rinascimento italiano, un'arte moderna ma radicata nella storia. Il movimento coinvolge pittura, scultura, architettura e arti decorative, e influenza profondamente il gusto italiano tra le due guerre.

I pittori e Margherita Sarfatti

Il gruppo nasce nel 1922 intorno a sette pittori, Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Gian Emilio Malerba, Piero Marussig, Ubaldo Oppi e Mario Sironi, riuniti dal gallerista Lino Pesaro e dalla critica d'arte Margherita Sarfatti, che scrive sul Popolo d'Italia ed è vicinissima a Mussolini. La prima mostra ufficiale si tiene a Milano nel 1923, con lo stesso Mussolini tra gli oratori. Dopo alcune divisioni, nel 1926 il gruppo si ricostituisce come Novecento Italiano, aperto a molti altri artisti. Il legame con il fascismo è forte, ma il movimento non diventa mai un'arte di Stato vera e propria, e al suo interno convivono personalità molto diverse.

L'architettura del Novecento milanese

In architettura il Novecento ha il suo manifesto nella Ca' Brutta di Giovanni Muzio, il grande edificio d'abitazione in via Moscova a Milano completato nel 1922. Il soprannome, «casa brutta», racconta lo stupore dei milanesi davanti a una facciata che mescola in modo nuovo archi, finestre, colonne e fasce colorate, elementi classici ridotti a puro disegno. Intorno a Muzio lavorano architetti come Gio Ponti, Emilio Lancia, Tomaso Buzzi, Ottavio Cabiati e Alberto Alpago Novello, che insieme firmano nel 1928 il Monumento ai Caduti di Milano. Muzio progetterà anche il Palazzo dell'Arte (1931-1933), sede della Triennale.

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Le arti decorative e Gio Ponti

Il Novecento è decisivo per le arti decorative. Nel 1923 Gio Ponti diventa direttore artistico della manifattura di porcellane Richard-Ginori e ne rinnova completamente la produzione, con vasi, coppe e piatti decorati da figure classiche, architetture e allegorie, eleganti e ironici. Le sue ceramiche vengono presentate alla prima Biennale delle arti decorative di Monza (1923) e all'Esposizione internazionale di Parigi del 1925, quella dell'Art Déco. Nel 1928 Ponti fonda la rivista Domus, che diventerà una delle voci più importanti dell'architettura e del design nel mondo. In quegli anni nasce un'idea di arredamento italiano raffinato e colto, che unisce artigianato di qualità e gusto moderno.

Il confronto con il Razionalismo

Dalla fine degli anni Venti il Novecento si scontra con il Razionalismo dei giovani architetti del Gruppo 7, che guardano a Le Corbusier e al Bauhaus e rifiutano ogni richiamo al passato. Il dibattito tra le due tendenze attraversa tutta l'architettura italiana degli anni Trenta. Il Novecento resta però un capitolo importante: ha insegnato a molti progettisti, a partire da Ponti, che si può essere moderni senza rinunciare alla storia, una lezione che tornerà nel design italiano del dopoguerra e, molto più tardi, nel Postmoderno.

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