Razionalismo

Razionalismo

il Movimento Moderno in Italia: il Gruppo 7, Terragni e la Casa del Fascio di Como, tra avanguardia e regime

PurplePrice Mag · · 3 min di lettura

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Con Razionalismo si indica la versione italiana del Movimento Moderno, sviluppata tra la metà degli anni Venti e la fine degli anni Trenta. Come Le Corbusier e il Bauhaus, i razionalisti rifiutano l'eclettismo e la decorazione, e affidano l'architettura alla funzione, alla geometria e ai nuovi materiali come cemento armato, vetro e acciaio. A differenza di molti colleghi europei, però, cercano un legame con la tradizione classica italiana, fatta di proporzioni, ordine e misura.

Il Gruppo 7 e il MIAR

Tutto comincia a Milano nell'ottobre del 1926, quando sette giovani architetti usciti dal Politecnico fondano il Gruppo 7: Giuseppe Terragni, Luigi Figini, Gino Pollini, Guido Frette, Sebastiano Larco, Carlo Enrico Rava e Ubaldo Castagnoli, sostituito l'anno dopo da Adalberto Libera. Tra il dicembre 1926 e il maggio 1927 pubblicano quattro articoli sulla Rassegna Italiana. Scrivono che l'architettura «non può più essere individuale» e che all'eclettismo va contrapposto «lo spirito della costruzione in serie», ma precisano anche: «noi non vogliamo rompere con la tradizione».

Nel 1928 nasce il MIAR, il Movimento italiano per l'architettura razionale, che organizza a Roma due esposizioni, nel 1928 e nel 1931. Alla seconda il critico Pietro Maria Bardi espone la provocatoria «Tavola degli orrori», un fotomontaggio che mette alla berlina gli edifici accademici e monumentali degli architetti più vicini al regime, come Marcello Piacentini. La polemica è enorme e il MIAR viene sciolto poco dopo.

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Le opere

Il capolavoro del Razionalismo è la Casa del Fascio di Como di Terragni, inaugurata nel 1936. È un mezzo cubo perfetto, 33,20 metri di lato e 16,60 di altezza, con la facciata rivestita in marmo di Botticino e costruita su proporzioni geometriche, e un grande salone centrale coperto da un lucernario in vetrocemento. Sempre a Como Terragni aveva costruito nel 1928-1929 il Novocomum, un condominio che fece scandalo: per avere il permesso aveva presentato disegni con facciate neoclassiche, e solo alla rimozione dei ponteggi la città scoprì i volumi puri e le scale in cilindri di vetro. A Firenze il Gruppo Toscano guidato da Giovanni Michelucci vince il concorso del 1932 per la nuova stazione di Santa Maria Novella.

Il Razionalismo entra anche nella fabbrica e nella casa. Dalla metà degli anni Trenta Figini e Pollini costruiscono a Ivrea gli edifici dell'Olivetti. Per gli interni della Casa del Fascio Terragni disegna la sedia Lariana (1936), in tubolare d'acciaio con seduta e schienale in legno, rieditata dal 1971 da Zanotta. Le riviste Casabella, diretta da Giuseppe Pagano con Edoardo Persico, e Domus diffondono le nuove idee, e una nuova generazione di progettisti, da Franco Albini ai BBPR, si forma in questo clima.

Il rapporto con il fascismo

Il Razionalismo nasce e cresce durante il fascismo, e molti dei suoi protagonisti sperano di farne l'architettura ufficiale del regime. Il regime però sceglie sempre più spesso la monumentalità classicheggiante di Piacentini, come mostra il progetto dell'E42, l'attuale EUR di Roma. Alcuni razionalisti si allontanano dal fascismo e pagano un prezzo altissimo. Pagano, entrato nella Resistenza, muore nel campo di concentramento di Mauthausen nel 1945. Nello stesso anno muore a Gusen Gian Luigi Banfi, la B di BBPR. Dopo la guerra le idee razionaliste ispirano la ricostruzione e il design italiano degli anni Cinquanta.

Fonti

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