Swiss School

Swiss School

griglia, caratteri senza grazie, testo allineato a sinistra e fotografia: la grafica svizzera che ha insegnato al mondo a comunicare con chiarezza

PurplePrice Mag · · 3 min di lettura

Pubblicità

La Swiss School, o Stile svizzero, è il linguaggio grafico nato in Svizzera tra gli anni Trenta e Cinquanta e diffuso in tutto il mondo negli anni Cinquanta e Sessanta, quando prende anche il nome di Stile tipografico internazionale. I suoi segni distintivi sono semplici e rigorosi: la griglia modulare, i caratteri senza grazie come Akzidenz-Grotesk, Helvetica e Univers, il testo allineato a sinistra e sfrangiato a destra, le composizioni asimmetriche, la fotografia al posto dell'illustrazione. L'obiettivo è comunicare in modo chiaro, leggibile e oggettivo.

Le radici

Lo stile svizzero raccoglie e mette in ordine le innovazioni tipografiche degli anni Venti nate dal Costruttivismo russo, dal De Stijl olandese e dal Bauhaus tedesco. Due scuole svizzere ne sono la culla. A Zurigo Ernst Keller, professore alla Kunstgewerbeschule dal 1918, insegna che «la soluzione di un problema di design deve nascere dal suo contenuto»; a Basilea la scuola di arti applicate rinnova presto il proprio corso di base. Tra i pionieri ci sono anche Théo Ballmer e Max Bill, ex allievo del Bauhaus.

Zurigo e Basilea

Nel dopoguerra lo stile matura in due centri. A Zurigo lavora Josef Müller-Brockmann, allievo di Keller, celebre per i manifesti dei concerti della Tonhalle, iniziati nel 1950, e autore del manuale Grid Systems in Graphic Design; nel 1958 fonda con Hans Neuburg, Richard Paul Lohse e Carlo Vivarelli la rivista Neue Grafik, uscita in diciotto numeri fino al 1965 e diventata il manifesto del movimento. A Basilea insegnano Emil Ruder, autore del manuale Typographie (1967), e Armin Hofmann, famoso per i manifesti della Kunsthalle e per il Graphic Design Manual (1965), che come professore ospite a Yale porta lo stile svizzero negli Stati Uniti.

Pubblicità

Helvetica e Univers

Il simbolo dello stile è un carattere tipografico. Nel 1957 la fonderia Haas di Münchenstein, vicino a Basilea, presenta il Neue Haas Grotesk, disegnato da Max Miedinger sotto la direzione di Eduard Hoffmann; nel 1959, adattato per le macchine Linotype, prende il nome di Helvetica, dal nome latino della Svizzera. Alla stessa fiera di Losanna del 1957 viene presentato l'Univers di Adrian Frutiger, suo eterno rivale. Grazie alle licenze a IBM, Xerox, Adobe e Apple, Helvetica diventa uno dei caratteri base dei computer; i diritti appartengono oggi a Monotype.

Diffusione e ribellione

Negli anni Sessanta lo stile svizzero diventa il linguaggio delle grandi aziende e delle istituzioni: segnaletiche, orari, manuali di Corporate identity, come la mappa della metropolitana di New York disegnata da Massimo Vignelli nel 1970. Proprio la sua diffusione lo rende per alcuni freddo e ripetitivo. A Basilea Wolfgang Weingart, che insegna dal 1968, parte dalla tipografia svizzera per poi, come dice lui stesso, «farla esplodere», aprendo la strada alla New Wave e alla grafica del Postmoderno. Eppure la griglia e la chiarezza svizzere restano ancora oggi la base dell'insegnamento della grafica e del design delle interfacce digitali.

Fonti

Pubblicità

Altri articoli

Tutti gli articoli