PurplePrice Mag · · 3 min di lettura
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La standardizzazione consiste nel definire misure, formati e componenti comuni, in modo che un oggetto si possa produrre in serie, sostituire, combinare con altri e vendere a un prezzo accessibile. È un'idea nata con l'industria, ma nel Novecento diventa anche una questione di design. L'oggetto standard, chiamato «tipo», può essere bello quanto un pezzo unico.
Prima della teoria: la sedia n. 14
Un esempio precoce è la sedia n. 14 di Michael Thonet, presentata nel 1859. È fatta di sei pezzi di legno curvato a vapore, dieci viti e due dadi. Si spedisce smontata, si monta ovunque e costa poco. Tra il 1859 e il 1930 se ne vendono circa 50 milioni: è il primo grande successo del mobile prodotto in serie.
Colonia 1914: tipo contro individuo
Il tema esplode all'esposizione del Deutscher Werkbund a Colonia, nel 1914. Hermann Muthesius presenta le sue tesi sulla Typisierung: la Germania deve concentrarsi su «tipi» ben progettati, adatti all'industria e all'esportazione. Henry van de Velde risponde con le sue controtesi: l'artista è per natura un individualista e non accetterà mai un canone imposto. Il dibattito porta il Werkbund vicino alla scissione, ma la strada è segnata. In quegli anni Peter Behrens lo dimostrava già all'AEG, progettando lampade e bollitori come famiglie di parti intercambiabili.
Le misure di tutti i giorni
Dopo la Prima guerra mondiale la standardizzazione diventa una necessità economica. Nel 1921 il comitato tedesco per le norme industriali, l'attuale DIN, pubblica la norma DIN 476 sui formati della carta. Il foglio ha i lati in rapporto 1:√2: piegato a metà mantiene le stesse proporzioni. Da lì nascono l'A4 e tutta la serie A, oggi norma internazionale ISO 216.
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Nel 1926 l'architetta Margarete Schütte-Lihotzky progetta la cucina di Francoforte per i quartieri popolari di Ernst May: 1,9 per 3,4 metri, studiata come un laboratorio, con ogni gesto calcolato. Ne vengono costruite circa 10.000, ed è la madre della cucina componibile. Al Bauhaus Walter Gropius lavora sulla casa costruita con elementi prefabbricati come un gioco di costruzioni, e la standardizzazione diventa uno dei principi del Movimento Moderno.
Il Modulor e il dopoguerra
Le Corbusier porta l'idea alla scala del corpo umano. Nel 1943 l'ente francese di normazione AFNOR gli chiede un sistema di misure per l'edilizia; ne nasce il Modulor, pubblicato nel 1948. È una scala di misure basata su un uomo alto 1,83 metri e sulla sezione aurea, che Le Corbusier usa per l'Unité d'Habitation di Marsiglia. In Gran Bretagna, durante la guerra, la standardizzazione è invece una risposta alla scarsità. Dal 1942 lo schema Utility Furniture impone mobili semplici e razionati, prodotti secondo modelli approvati da un comitato in cui lavora anche il designer Gordon Russell.
Oggi la standardizzazione è ovunque, spesso senza che ce ne accorgiamo. La troviamo nelle viti, nelle prese, nei pallet, nei container e nei mobili da montare a casa. È anche il motivo per cui un buon progetto può arrivare a milioni di persone.
Fonti
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