Movimento Moderno

Movimento Moderno

la forma segue la funzione: l'architettura e il design che hanno cambiato il Novecento

PurplePrice Mag · · 3 min di lettura

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Con Movimento Moderno si indica il grande rinnovamento dell'architettura e del design che si afferma in Europa tra le due guerre mondiali. Il nome lo rende popolare lo storico Nikolaus Pevsner con il libro Pioneers of the Modern Movement (1936), che ne ricostruisce le origini da William Morris a Walter Gropius. Non è un gruppo con un manifesto unico: è un insieme di architetti, scuole e riviste uniti da poche idee forti. Bisogna rifiutare gli stili del passato, la forma deve nascere dalla funzione, e i nuovi materiali e la produzione industriale vanno messi al servizio di tutti.

Le radici

Le premesse si trovano a fine Ottocento. A Chicago Louis Sullivan scrive nel 1896 che «la forma segue sempre la funzione». A Vienna Adolf Loos, nel celebre saggio Ornamento e delitto, attacca la decorazione come spreco di lavoro e di materiale. In Germania il Deutscher Werkbund e Peter Behrens mostrano che arte e industria possono lavorare insieme. Le avanguardie fanno il resto: De Stijl in Olanda e il Costruttivismo in Russia riducono la forma a linee, piani e colori primari.

Gli anni Venti: Le Corbusier, Gropius, Mies

Nel 1923 Le Corbusier pubblica Vers une architecture, dove definisce la casa «una macchina per abitare». Qualche anno dopo fissa i suoi cinque punti: pilotis, tetto giardino, pianta libera, finestra a nastro e facciata libera, che trovano la forma più compiuta nella Villa Savoye (1928-1931). Nel 1919 Walter Gropius fonda a Weimar il Bauhaus, la scuola che porta queste idee nel design di tutti i giorni. Lì Marcel Breuer disegna nel 1925 la poltrona Wassily in tubolare d'acciaio. Ludwig Mies van der Rohe, l'architetto del «less is more», realizza nel 1929 il Padiglione di Barcellona e la poltrona che ne porta il nome.

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Il momento simbolo è il 1927. A Stoccarda il Werkbund costruisce il quartiere Weissenhof: 21 edifici con 60 abitazioni, progettati da 17 architetti, tutti bianchi, con tetti piani e grandi finestre. L'anno dopo, nel castello svizzero di La Sarraz, nascono i CIAM, i Congressi internazionali di architettura moderna, che fino alla fine degli anni Cinquanta discutono di casa minima, di città e di urbanistica.

Dall'Europa al mondo

Ogni paese declina il Movimento Moderno a modo suo: in Italia è il Razionalismo di Giuseppe Terragni e del Gruppo 7, in Finlandia l'architettura più calda e organica di Alvar Aalto, con il sanatorio di Paimio e le sedute in legno curvato. Nel 1932 una mostra del MoMA di New York lo presenta agli americani con il nome di International Style. Con l'arrivo del nazismo e la chiusura del Bauhaus nel 1933 molti protagonisti emigrano: Gropius e Breuer insegnano a Harvard, Mies a Chicago. Dopo la Seconda guerra mondiale il linguaggio moderno diventa lo stile dei grattacieli per uffici e della ricostruzione in tutto il mondo.

Crisi ed eredità

Dagli anni Sessanta molti cominciano a criticarlo come freddo, ripetitivo e lontano dalle persone. Il critico Charles Jencks ne data la «morte» al 1972, quando viene demolito il quartiere popolare Pruitt-Igoe a St. Louis, e da quella crisi nasce il Postmoderno. Ma gran parte di ciò che oggi diamo per scontato, come la pianta aperta, le grandi vetrate, i mobili in serie e l'idea che un oggetto debba prima di tutto funzionare bene, viene dal Movimento Moderno.

Fonti

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