PurplePrice Mag · · 4 min di lettura
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Il Radical design, o architettura radicale, è il movimento di contestazione nato in Italia a metà degli anni Sessanta. I suoi protagonisti sono giovani architetti, molti appena laureati, che rifiutano il «buon design» elegante e razionale del dopoguerra, quello del Movimento Moderno, e il ruolo del progettista al servizio dell'industria e dei consumi. Invece di progettare semplicemente oggetti migliori, vogliono cambiare il modo di abitare e mettere in discussione la società stessa. Il nome lo conia all'inizio degli anni Settanta il critico Germano Celant, per riunire esperienze molto diverse tra loro.
Firenze, 1966
Tutto comincia con una mostra in uno scantinato. Dal 4 al 17 dicembre 1966, nella Galleria Jolly 2 di Pistoia, due gruppi fiorentini appena nati, Archizoom Associati e Superstudio, presentano Superarchitettura: prototipi colorati di legno e cartone che celebrano con ironia il «super-consumo», con la musica dei Rolling Stones come colonna sonora. Tra i pezzi esposti c'è il divano ondulato Superonda di Archizoom, che l'azienda toscana Poltronova mette in produzione l'anno dopo, in poliuretano espanso rivestito di finta pelle lucida. La mostra convince il fondatore di Poltronova, Sergio Cammilli, e il suo direttore artistico Ettore Sottsass a puntare sui giovani radicali.
Archizoom (Andrea Branzi, Gilberto Corretti, Paolo Deganello, Massimo Morozzi, poi Dario e Lucia Bartolini) disegna la provocatoria poltrona Mies (1969), che prende in giro il maestro del Moderno, e immagina la No-Stop City (1969-1972), una città infinita senza architettura. Superstudio (Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo di Francia e altri) disegna il Monumento continuo (1969), una griglia bianca che avvolge l'intero pianeta, e mobili coperti dal suo famoso reticolo, come il tavolo Quaderna (1970) per Zanotta. A Firenze lavorano anche il gruppo UFO, Gianni Pettena e il Gruppo 9999.
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Torino e Milano: gommapiuma e pop
Il Radical non è solo fiorentino. A Torino l'azienda Gufram produce in poliuretano espanso sedute che sembrano opere di Pop design: i finti massi Sassi di Piero Gilardi (1968), il prato gigante Pratone del Gruppo Strum (1971), il divano a forma di labbra Bocca dello Studio 65 (1970) e l'appendiabiti Cactus di Guido Drocco e Franco Mello (1972). A Milano Gaetano Pesce crea per C&B Italia, l'odierna B&B Italia, la serie Up (1969): poltrone vendute schiacciate sottovuoto che si gonfiano da sole quando si apre la confezione. La più famosa, Up5 detta La Mamma, con il pouf a palla legato da una catena, è una denuncia della condizione della donna.
Il MoMA e Global Tools
Il momento di massimo successo arriva nel 1972, quando il Museum of Modern Art di New York presenta Italy: The New Domestic Landscape, a cura di Emilio Ambasz. La mostra mette a confronto il design italiano «ufficiale» e quello radicale, con ambienti di Sottsass, Archizoom, Superstudio, Pesce e altri. Diversi pezzi Gufram entrano nella collezione permanente del museo.
Nel 1973 i radicali fondano Global Tools, una scuola libera per riportare nel progetto la creatività spontanea e il lavoro manuale. I suoi membri si riuniscono nella redazione di Casabella, la rivista diretta da Alessandro Mendini che diventa la voce del movimento. Global Tools ha però vita breve: entro la metà degli anni Settanta i gruppi si sciolgono (Archizoom nel 1974) e il movimento si esaurisce.
Eredità
Le idee radicali non scompaiono. Alla fine degli anni Settanta Mendini, Sottsass, Branzi e Michele De Lucchi le portano nello Studio Alchimia e poi in Memphis, dove la provocazione diventa colore e decoro: è la strada che porta al Postmoderno. Molti oggetti radicali, nati come pezzi di protesta, sono oggi classici ancora in produzione ed esposti nei musei di tutto il mondo.
Fonti
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