Semiotica

Semiotica

la scienza dei segni applicata agli oggetti: perché una sedia, un'automobile o una caffettiera «parlano» a chi le usa

PurplePrice Mag · · 3 min di lettura

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La semiotica è la disciplina che studia i segni, cioè tutto ciò che comunica un significato: le parole, ma anche le immagini, i gesti, i colori, i vestiti e gli oggetti. Applicata al design, parte da un'idea semplice: un oggetto non serve solo a fare qualcosa, ma dice sempre qualcosa. Una maniglia ci «suggerisce» come afferrarla, una sedia di lusso parla del suo proprietario, una forma aerodinamica comunica velocità anche se l'oggetto sta fermo su un tavolo.

Le origini: Saussure e Peirce

La semiotica moderna nasce all'inizio del Novecento da due studiosi che lavorano separatamente: il linguista svizzero Ferdinand de Saussure, che la chiama «semiologia» e distingue nel segno un significante (la forma) e un significato (il concetto), e il filosofo americano Charles Sanders Peirce. Per decenni resta una materia per linguisti; dagli anni Cinquanta inizia ad applicarsi alla cultura di massa, alla pubblicità e agli oggetti.

Gli oggetti come segni

Nel 1957 il francese Roland Barthes pubblica Miti d'oggi (Mythologies), brevi saggi su vino, detersivi, wrestling e plastica. Il più famoso è dedicato alla nuova Citroën DS, presentata nel 1955, che Barthes paragona a una cattedrale gotica: un oggetto «magico» caduto dal cielo, adorato dalla folla prima ancora di essere guidato. Nel 1968 Umberto Eco pubblica La struttura assente, che dedica ampio spazio ai segni visivi, alla pubblicità e all'architettura: per Eco anche un edificio o un oggetto comunica la propria funzione e il proprio valore sociale. Lo stesso anno Jean Baudrillard pubblica Il sistema degli oggetti, sul modo in cui gli oggetti di casa diventano segni di status nella società dei consumi.

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La semiotica entra nelle scuole di design

La prima scuola di design a studiare la semiotica è la Hochschule für Gestaltung di Ulm (1953-1968), erede del Bauhaus, dove insegnanti come Tomás Maldonado la introducono nei corsi per rendere il progetto più rigoroso e scientifico. Il design di Ulm, dai prodotti Braun alla grafica di Otl Aicher, è chiaro e leggibile proprio perché ogni forma deve comunicare la propria funzione senza ambiguità. Negli anni Ottanta Klaus Krippendorff e Reinhart Butter propongono la «product semantics»: lo studio di come le persone attribuiscono significati agli oggetti e di come progettare tenendone conto, sviluppato anche alla Cranbrook Academy of Art.

Dal significato alla comunicazione

La semiotica cambia profondamente il modo di pensare il design. Se per il Funzionalismo la forma deve semplicemente seguire la funzione, la semiotica mostra che ogni forma ha anche un significato culturale, e che non esiste un oggetto «neutro». Questa idea apre la strada al Postmoderno e a Memphis, che usano consapevolmente citazioni, simboli e decorazioni per far «parlare» gli oggetti. Oggi gli stessi strumenti servono per progettare marchi, interfacce digitali e icone, in cui un segno deve essere capito da tutti in una frazione di secondo.

Fonti

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