PurplePrice Mag · · 4 min di lettura
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Memphis è il gruppo di designer e architetti che, all'inizio degli anni Ottanta, rivoluziona il design con mobili coloratissimi, forme geometriche e un'ironia mai vista prima. È il volto più famoso del Postmoderno e uno dei capitoli più celebri del design italiano.
Una sera di dicembre
La sera dell'11 dicembre 1980 Ettore Sottsass, allora sessantatreenne, invita nel soggiorno della sua casa di Milano alcuni giovani amici designer: Martine Bedin, Aldo Cibic, Michele De Lucchi, Nathalie Du Pasquier, Matteo Thun e George Sowden. Vogliono inventare un nuovo modo di progettare, lontano dalle regole del design funzionalista. Mentre un disco di Bob Dylan ripete il brano Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again, il gruppo sceglie il nome: Memphis, la città del Tennessee dove è nato Elvis Presley ma anche Menfi, l'antica capitale dell'Egitto. Un nome volutamente ambiguo, tra cultura pop e storia.
Sottsass e De Lucchi arrivano dallo Studio Alchimia e dal Radical design, ma con Memphis vogliono qualcosa di diverso: non pezzi unici di protesta, ma oggetti veri, da produrre e vendere. Al gruppo si uniscono presto designer e architetti di tutto il mondo, tra cui Andrea Branzi, il giapponese Shiro Kuramata, l'americano Peter Shire, Marco Zanini, Masanori Umeda, lo spagnolo Javier Mariscal, Michael Graves, Hans Hollein e Arata Isozaki.
La mostra del 1981
Il 19 settembre 1981 la galleria Arc '74 di Milano espone 55 pezzi tra mobili, lampade e ceramiche. L'inaugurazione richiama una folla, e nei mesi seguenti centinaia di giornali di tutto il mondo parlano di Memphis. I pezzi più famosi diventano subito icone:
- la libreria Carlton di Sottsass (1981), una figura quasi umana di laminato colorato che fa anche da parete divisoria;
- la lampada Tahiti di Sottsass (1981), a forma di uccello stilizzato;
- la lampada Super di Martine Bedin (1981), un semicerchio su quattro ruote da trascinare come un cagnolino;
- la poltrona Bel Air di Peter Shire (1982), con lo schienale a pinna di squalo, omaggio alla California del surf;
- la sedia First di Michele De Lucchi (1983), leggera come una scultura di Calder.
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Laminati, decori e «cattivo gusto»
La grande novità di Memphis sono i materiali. Il laminato plastico di Abet Laminati, fino ad allora usato per i banconi dei bar e le cucine economiche, viene stampato con decori disegnati dai designer stessi, come il motivo Bacterio di Sottsass, e accostato a materiali preziosi come la radica. Colori accesi, motivi a zig-zag, puntini e macchie, forme asimmetriche: tutto quello che il «buon gusto» del design moderno vietava. Non a caso i critici lo amano o lo odiano. Il designer inglese Terence Conran lo liquida come «uno scherzo», mentre il giovane Jasper Morrison racconta di essersi sentito «liberato» da quella totale rottura delle regole.
La fine e l'eredità
«Le idee forti hanno vita breve», dice Sottsass, che lascia Memphis nel 1985 per dedicarsi al suo studio, Sottsass Associati. Il gruppo si scioglie nel 1987. Ma lo stile Memphis invade gli anni Ottanta e Novanta: televisione, grafica, moda, videogiochi, negozi. Tra i suoi collezionisti ci sono Karl Lagerfeld e David Bowie, la cui collezione viene venduta all'asta da Sotheby's nel 2016. Il prototipo della lampada Super è oggi al Victoria & Albert Museum di Londra.
Memphis non è solo storia: il marchio esiste ancora e continua a produrre in piccola serie i pezzi originali degli anni Ottanta. Dagli anni Duemiladieci colori e forme Memphis sono tornati di moda nella moda, nella grafica e nell'arredamento.
Fonti
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