PurplePrice Mag · · 3 min di lettura
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Il Decostruttivismo è un movimento architettonico nato negli anni Ottanta che dà l'impressione di un edificio frammentato, scomposto, quasi sul punto di esplodere. Al posto dell'armonia, della simmetria e della continuità ci sono piani inclinati, angoli acuti, volumi che si incastrano e si sovrappongono, superfici che si piegano e si deformano. Il risultato è un «caos controllato», imprevedibile e dinamico, che ha influenzato anche il design degli oggetti e dei mobili.
Un nome doppio
Il nome unisce due riferimenti. Da un lato il Costruttivismo russo degli anni Venti, con le sue composizioni dinamiche di linee e piani; dall'altro la decostruzione, il metodo di analisi dei testi del filosofo francese Jacques Derrida, che smonta i significati apparentemente stabili per mostrarne le contraddizioni, un tema vicino alla Semiotica. Gli architetti decostruttivisti vogliono fare lo stesso con l'architettura: smontarne le regole. Rifiutano il rigore razionale del Modernismo, ma anche le citazioni storiche e la decorazione del Postmoderno: Bernard Tschumi diceva ironicamente che il Postmoderno consisteva nel «fare templi dorici di compensato».
La Villette e la mostra del MoMA
Il pubblico scopre il movimento con il concorso del 1982 per il Parc de la Villette a Parigi, vinto da Bernard Tschumi, che si confronta con Derrida per preparare il progetto: un grande parco sull'area degli antichi macelli, punteggiato da ventisei folies, padiglioni in metallo rosso disposti su una griglia. La consacrazione arriva nel 1988 con la mostra Deconstructivist Architecture al MoMA di New York, curata da Philip Johnson e Mark Wigley, con opere di Frank Gehry, Daniel Libeskind, Rem Koolhaas, Peter Eisenman, Zaha Hadid, Coop Himmelb(l)au e Tschumi. Molti di loro rifiuteranno poi l'etichetta, ma il nome resta.
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Gli edifici e il design
Il rapporto con il design è stretto fin dall'inizio. Gehry esordisce tra il 1969 e il 1973 con Easy Edges, una linea di mobili di cartone, e più tardi disegna anche per Knoll. Il suo primo edificio europeo è il Vitra Design Museum di Weil am Rhein (1989), voluto da Rolf Fehlbaum di Vitra, seguito nello stesso campus dalla caserma dei pompieri di Zaha Hadid (1993), il primo edificio costruito dall'architetta, fatto di lame di cemento che sembrano in movimento. Seguono il Museo ebraico di Berlino di Libeskind, aperto nel 2001, e soprattutto il Guggenheim di Bilbao di Gehry (1997), il cui successo dà il nome al cosiddetto «effetto Bilbao», la rinascita di una città grazie a un'architettura spettacolare. Hadid disegna anche mobili, come il divano Moon System per B&B Italia (2007), e il linguaggio delle forme spezzate e scultoree si ritrova nel lavoro di designer come Ron Arad.
Precedenti ed eredità
Curiosamente, un antenato del Decostruttivismo si può trovare nel design industriale: la macchina per scrivere Valentine disegnata da Ettore Sottsass per Olivetti nel 1969, che mostra elementi normalmente nascosti e stacca visivamente le parti della carrozzeria. Dagli anni Novanta, grazie ai programmi di progettazione al computer, le forme libere e frammentate del Decostruttivismo sono diventate uno dei linguaggi dell'architettura contemporanea. Nel 2004 Zaha Hadid è stata la prima donna a vincere il premio Pritzker.
Fonti
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