PurplePrice Mag · · 3 min di lettura
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Il Biomorfismo (dal greco bios, «vita», e morphé, «forma») indica l'uso, nell'arte, nell'architettura e nel design, di forme che ricordano gli organismi viventi: cellule, ameba, ossa, semi, sassi levigati dall'acqua, foglie. Non si tratta di copiare la natura in modo realistico, come facevano i fiori e le libellule dell'Art Nouveau, ma di evocarla con forme astratte, morbide, arrotondate, senza angoli né linee rette.
Un nome per la scultura moderna
Il termine viene coniato nel 1935 dallo scrittore inglese Geoffrey Grigson e ripreso l'anno dopo da Alfred H. Barr, direttore del MoMA, per la grande mostra Cubism and Abstract Art (1936). Barr distingue due strade dell'arte astratta: una geometrica, che porta al Costruttivismo e al De Stijl, e una organica, legata al Surrealismo. Gli artisti biomorfi per eccellenza sono Jean Arp, con le sue sculture lisce e tondeggianti, Joan Miró, con le sue figure fluttuanti, gli scultori inglesi Henry Moore e Barbara Hepworth, e pittori come Yves Tanguy. Moore teneva nel suo studio una collezione di ossa, sassi, conchiglie e legni portati dal mare, da cui traeva ispirazione per le sue figure distese.
Il biomorfismo entra in casa
Dagli anni Trenta queste forme passano dalla scultura agli oggetti. In America Gilbert Rohde, il designer che porta il moderno da Herman Miller, disegna tavoli e scrivanie dalle forme biomorfe, considerati i primi mobili di questo tipo prodotti negli Stati Uniti. In Finlandia Alvar Aalto disegna i celebri vasi dal contorno ondulato e i mobili in legno curvato. Lo scultore nippo-americano Isamu Noguchi, che negli anni Quaranta realizza sculture biomorfe sotto l'influenza del Surrealismo, firma per Herman Miller il tavolino Noguchi, in produzione dal 1947: un piano di vetro appoggiato su due elementi di legno che si incastrano come una scultura.
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Gli anni Cinquanta
Nel dopoguerra il biomorfismo diventa il linguaggio di un'epoca. Tavolini a forma di fagiolo o di tavolozza, piscine a rene, tessuti con motivi di cellule e molecole, ceramiche dalle forme fluide riempiono le case. Charles e Ray Eames e Eero Saarinen modellano gusci avvolgenti in compensato e vetroresina: la poltrona Womb («grembo») di Saarinen (1948) già nel nome evoca il corpo materno. Arne Jacobsen disegna nel 1959 la poltrona Egg per lo SAS Royal Hotel di Copenaghen. In architettura il terminal TWA di Saarinen all'aeroporto di New York, ispirato all'ala di un uccello, porta le forme organiche alla scala dell'edificio.
Ieri e oggi
Il biomorfismo è parente stretto dell'Organic design, ma con una differenza: l'Organic design guarda al modo in cui la natura costruisce, il biomorfismo soprattutto al suo aspetto. Le sue forme sono tornate più volte, con le plastiche degli anni Sessanta e con il design digitale, che oggi permette di generare superfici fluide al computer. Spesso però l'influenza della natura è più discreta: gli oggetti non imitano una forma precisa, ma ne conservano solo qualche tratto, una curva, una morbidezza, che ce la fa ricordare.
Fonti
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